20 marzo 2026


 INTEL: NEXT GENERATION, a Bruxelles l’evento finale del progetto. Con la partecipazione dell’avv. Alberto Ziliani  

Chi garantirà la sicurezza dell’Europa di domani? Le Parti Sociali presentano nuovi insight su come attrarre la prossima generazione nella sicurezza privata

Come sarebbe l’Europa senza sicurezza privata? Niente aeroporti sicuri, eventi pubblici impossibili da organizzare e infrastrutture critiche esposte: uno scenario che dimostra come la carenza di personale nel settore rappresenti una sfida cruciale per la sicurezza pubblica e la capacità di risposta, che richiede soluzioni politiche e l’azione delle Parti Sociali. Per questo CoESS e UNI Europa, le Parti Sociali europee del settore della sicurezza privata, hanno pubblicato un importante studio finanziato dall’UE su 2.000 giovani professionisti della sicurezza, rivelando cosa rende più attrattive le carriere nel settore. Scopri di più su www.securityskills.eu.

Il settore della sicurezza privata in Europa si trova ad affrontare una sfida crescente: attrarre e trattenere la nuova generazione di professionisti che continuano a proteggere infrastrutture critiche, spazi pubblici e grandi catene di approvvigionamento in tutto il continente.

Lo scorso 11 marzo a Bruxelles, CoESS e UNI Europa, le Parti Sociali europee del settore, hanno riunito leader industriali, sindacati, decisori politici, ricercatori ed esperti HR per concludere il progetto INTEL finanziato dall’UE durante la conferenza “Garantire il futuro dell’Europa: affrontare la carenza di manodopera nella sicurezza privata”.

In rappresentanza dell'Italia, e quindi di ConFederSicurezza e Servizi, ha partecipato all’evento l’avv. Alberto Ziliani, Presidente italiano del Board of Directors in CoESS.

L’evento ha inoltre presentato uno studio sulla percezione condotto su oltre 2.000 giovani professionisti della sicurezza in sei Paesi europei, offrendo nuovi insight su ciò che motiva i giovani a entrare e rimanere nel settore. I primi risultati mostrano che retribuzione, equilibrio vita-lavoro, stabilità occupazionale e significato del lavoro sono fattori decisivi nella scelta di una carriera nella sicurezza privata, insieme a percorsi di carriera chiari e ambienti di lavoro inclusivi. 

Per quanto riguarda l’Italia, il progetto era già stato presentato lo scorso 14 gennaio a Milano, in occasione del convegno dal titolo "Indagine sull’attrattività del settore della vigilanza e sicurezza privata. Dati e prospettive per orientare sviluppo e professionalizzazione"

Ascoltare i lavoratori per costruire il futuro

Aprendo la conferenza, Catherine Piana, Direttrice Generale di CoESS, ha sottolineato l’importanza di comprendere le aspettative della forza lavoro:

“Con questo progetto volevamo andare oltre le supposizioni. Volevamo ascoltare e comprendere la realtà di chi svolge questo lavoro. Questo esercizio ci ha permesso di trarre conclusioni su come migliorare attrattività, fidelizzazione, inclusione e sviluppo di carriera nel nostro settore. È importante sottolineare che il progetto INTEL dimostra il valore del Dialogo Sociale europeo nel nostro comparto, essenziale per la protezione dei cittadini europei. Datori di lavoro e sindacati hanno collaborato tra Paesi per comprendere meglio le sfide e individuare soluzioni comuni che rispondano alle esigenze dei lavoratori e del mercato”.

Il keynote di apertura è stato affidato a Maria Luisa Cabral, Responsabile della Direzione per il lavoro di qualità, le condizioni di lavoro e il dialogo sociale della Commissione Europea, che ha evidenziato come un forte Dialogo Sociale sia fondamentale per garantire lavori di qualità e rafforzare la preparazione dell’Europa, soprattutto in settori come la sicurezza privata che forniscono servizi essenziali a supporto della sicurezza pubblica e della protezione delle infrastrutture critiche.

Questo messaggio è stato ribadito dalle Parti Sociali. Eduardo Cobas, Presidente del Social Dialogue in CoESS, ha sottolineato che la carenza di personale nella sicurezza privata non è solo una questione occupazionale, ma anche una sfida per la sicurezza e la resilienza dell’Europa. A tal proposito, ha invitato i partecipanti a immaginare la vita quotidiana senza operatori della sicurezza privata: aeroporti incapaci di funzionare in sicurezza, ospedali senza accessi controllati, trasporti pubblici vulnerabili, grandi eventi impossibili da organizzare e infrastrutture critiche esposte.

Cobas ha inoltre richiamato a un maggiore riconoscimento del settore: con circa due milioni di professionisti in Europa, gli operatori della sicurezza privata garantiscono silenziosamente il funzionamento sicuro di innumerevoli aspetti della vita quotidiana — dai nodi di trasporto agli ospedali, dalle imprese alle istituzioni pubbliche, fino ai grandi eventi.

Allo stesso tempo, relatori provenienti da diversi Paesi e contesti hanno evidenziato come le pratiche di appalto pubblico basate principalmente sul prezzo più basso rappresentino ancora un ostacolo significativo per migliorare l’attrattività del lavoro nel settore. Riformare le regole degli appalti, premiando la qualità e non solo il prezzo, permetterebbe alle aziende di investire maggiormente in lavoro di qualità, formazione e sviluppo professionale.

Oliver Roethig, Direttore regionale di UNI Europa, ha evidenziato la forza della collaborazione tra datori di lavoro e sindacati nel settore, sottolineando come un solido dialogo sociale sia essenziale sia per migliorare le condizioni di lavoro sia per rafforzare la competitività europea — ribadendo l’urgenza di una riforma degli appalti pubblici a livello UE.

Comprendere le aspettative di una nuova generazione

Nel corso della giornata, i ricercatori dell’Università di Gand, del Brandenburg Institute for Society and Security, MKOR e Panteia hanno presentato lo studio sulla percezione, aiutando i partecipanti a comprendere meglio la nuova forza lavoro. I risultati mostrano che, oltre a retribuzione ed equilibrio vita-lavoro, molti lavoratori sono motivati anche da un forte senso di scopo: contribuire alla sicurezza pubblica e proteggere la società. La maggior parte degli intervistati è desiderosa di crescere nel settore, ma molti devono ancora essere convinti dell’esistenza di reali opportunità, attraverso percorsi di carriera trasparenti e inclusivi.

Esperti HR e rappresentanti sindacali hanno discusso di come le aziende possano attrarre e trattenere meglio i talenti attraverso strategie di reclutamento moderne, un employer branding più forte e una migliore gestione delle persone e dei talenti. Particolare attenzione è stata dedicata a diversità, inclusione e partecipazione femminile, elementi chiave per rendere il settore più attrattivo per una platea più ampia.

Dialogo sociale e riforma degli appalti al centro della soluzione

I rappresentanti delle sei Parti Sociali nazionali coinvolte (ARXIA - Belgio, CSA - Croazia, BDSW - Germania, ConFederSicurezza - Italia, ARIS - Romania, NV - Paesi Bassi) hanno concluso l’evento delineando le priorità per il futuro. In tutta Europa, il Dialogo Sociale settoriale sarà fondamentale per affrontare la carenza di personale e le esigenze di competenze, garantendo che il settore sappia rispondere sia alle aspettative dei lavoratori sia alla crescente domanda di servizi di sicurezza da parte della società.

Formazione di qualità, percorsi di carriera chiari e un maggiore riconoscimento della professione emergono come priorità chiave - ma i partecipanti sono stati chiari: senza una riforma delle pratiche europee di appalto pubblico, i progressi reali resteranno limitati. Superare il criterio del massimo ribasso è essenziale per sbloccare investimenti nelle persone, nelle competenze e nel lavoro di qualità in questo settore cruciale.

Come sottolineato dai partecipanti, la sicurezza privata non è un servizio qualsiasi: è una professione svolta da due milioni di lavoratori in tutta Europa che contribuiscono ogni giorno alla protezione dei cittadini.

Per approfondire i risultati dello studio e i sei report nazionali, visita www.securityskills.eu.