02 marzo 2026


 Il momento ‘Oppenheimer’ dell’intelligenza artificiale 

Nell’ottobre 1945, J. Robert Oppenheimer venne ricevuto alla Casa Bianca dall’allora Presidente degli Stati Uniti, Harry S. Truman. Il mondo era appena uscito da un rovinoso conflitto mondiale, e vi era uscito anche per via di quel devastante baluginio deflagrato a Hiroshima e Nagasaki. 

I tormenti dello scienziato, ben esemplificati dalla nota citazione del passo della Bhagavadgita, ‘sono divenuto morte – distruttore dei mondi’ particolarmente amato da Oppenheimer, durante quell’incontro raggiunsero vette quasi letterarie. ‘Le mie mani grondano sangue’ disse Oppenheimer rivolto al Presidente. 

Truman non la prese bene. 

Invitò i suoi collaboratori a non fargli trovare mai più davanti lo scienziato che aveva contribuito a realizzare la bomba atomica, aggiungendo ‘non ha deciso lui di sganciare la bomba. L’ho fatto io’.

Decenni dopo, quella tensione sembra riprendere corpo nella gara per l’intelligenza artificiale e nella integrazione di questa nei dispositivi bellici e di sicurezza. La recentissima querelle tra Anthropic, la società realizzatrice del modello LLM ‘Claude’, e l’amministrazione Trump si gioca infatti sul delicatissimo crinale dell’impiego dell’IA in settori ad alto rischio.

Probabilmente fino a qualche anno fa un parallelismo tra armi nucleari e IA sarebbe stato rubricato a pessima fantascienza e accolto con una scrollata di spalle. In realtà Dario Amodei, il CEO di Anthropic, è stato sin dagli esordi della sua attività di ricerca preoccupato dalla similitudine e dai potenziali, devastanti pericoli dell’IA.

Tanto vero che ai nuovi assunti nella sua società era solito regalare una copia del volume ‘The Making of the Atomic Bomb’, libro concernente anche i tormenti etici degli scienziati che parteciparono al Progetto Manhattan e il rapporto complesso tra innovazione tecnologica e guerra.

Non per caso negli ultimi anni l’etica è tornata a fare la parte del leone nei dispositivi di governance e di regolazione dell’IA; si pensi agli studi di padre Paolo Benanti, a quelli di Luciano Floridi e di Mariarosaria Taddeo, i quali ripropongono il paradigma che l’umanità ha già sperimentato secoli fa di una norma giuridica recessiva davanti fenomeni del tutto nuovi e chiamata quindi ad essere integrata da elementi ulteriori, quali l’etica appunto. 

In fondo lo stesso diritto internazionale, quel ramo così curioso di normativa che si muove nel vuoto della sovranità, scaturisce proprio dalla filosofia morale e dalla teologia dei Grozio, dei Francisco de Vitoria e di altri giuristi-teologi.

L’irrinunciabilità dell’IA per la sicurezza statale e per la difesa è un dato irrinunciabile. Lo sanno bene alla Casa Bianca e al Pentagono e per questo i toni con Anthropic si sono presto surriscaldati fino ad arrivare al black-listing della società di Amodei.

Come ben sanno gli esperti di procurement, finire in una lista nera può potenzialmente distruggere un asset strategico e aziendale, visto che nei fatti crea un effetto tabula rasa attorno una data società, impedendo a uffici pubblici, dipartimenti, fornitori, potenziali acquirenti di servirsi dei prodotti di quella società.

Negli ultimi anni, il modello sviluppato da Anthropic, uno dei migliori LLM attualmente in circolazione, ha visto un aumento costante anche in Europa: non solo nell’uso minuto da parte dei singoli utenti, ma proprio come forma adottata da società e realtà organizzative complesse.

Non per caso, la società di Amodei ha aperto molte sedi in Europa, dimostrando notevolissimo interesse per il mercato europeo.

Altrettanto non per caso quelle sedi sono in Svizzera, Germania e Francia, non in Italia. E già questa mancanza segnala un tema e un problema su cui noi Italiani dovremmo seriamente riflettere.

L’Europa però, in generale, assiste quasi impotente a questa corsa. 

Nonostante abbia piena consapevolezza della posta in gioco, il suo ecosistema iper-regolato e peggio ancora iper-burocratizzato, la dipendenza strategica e tecnologica, ne minano le potenzialità.

Attualmente, il pacchetto semplificatorio del Digital Omnibus sta cercando di portare avanti l’equilibristica impresa di accelerare la possibilità di innovare tecnologicamente, come richiesto anche da Mario Draghi nel suo ormai celebre Rapporto e come scritto nel Compass sulla competitività redatto dalla Commissione, senza per questo sacrificare i diritti fondamentali, dalla protezione dai dati alla centralità dell’essere umano nei dispositivi di IA.

In fondo, la stessa posta in gioco nello scontro tra Pentagono e Anthropic. 

Questa ultima ritiene pericolosissima l’ipotesi di servirsi di LLM, allo stato attuale dell’arte, per impiego LAWS, ovvero di armi autonome senza supervisione umana, e del pari respinge forme che ritiene di sorveglianza di massa.

Il Pentagono per parte sua oppone alla società di San Francisco il suo essere un organismo politico-amministrativo incarnante i processi democratici: sono le strutture governative, assieme al Congresso, a doversi porre questioni etiche e a contemperarle nel delicato bilanciamento tra efficienza bellica, sicurezza e tutela della libertà, non una società privata.

Come si concilia tutto questo con settori come le molteplici declinazioni della sicurezza privata e dei servizi di sicurezza, oltre che in generale delle stesse garanzie di cybersecurity? È molto semplice.

Quando si raggiunge il ‘momento Oppenheimer’ di una data tecnologia non può più configurarsi una distinzione netta e ruvida tra settori. 

La digitalizzazione e la piattaformizzazione, integrata con IA, anche dei servizi di sicurezza, da quella analogica a quella aziendale informatica, produrranno e stanno già producendo una convergenza con altre declinazioni della sicurezza.

Lo stesso legislatore quando anni fa parlava nei suoi testi normativi di sicurezza integrata prendeva atto, sia pure nel mondo degli atomi, della convergenza multi-livello tra dispositivi di sicurezza; il livello statale, quello regionale, quello comunale e quello privato, tutti integrati tra loro.

Ecco, ora si immagini lo stesso processo di convergenza avendo riguardo all’uso tecnologico, con un bonus (o un malus, a seconda delle prospettive): in questa integrazione, c’è non solo convergenza tra livelli funzionali ma anche tra settori (sicurezza nazionale digitale, cybersecurity: i framework regolatori sono distinti ma le funzioni integrate) e tra apparati organizzativi (servizi di intelligence, pubblica sicurezza, servizi privati di sicurezza).

I colossi americani stanno dimostrando, grazie all’alta tecnologia, di essere divenuti indispensabili per lo Stato. Sia in prospettiva macro sia in prospettiva micro.

Il settore della vigilanza privata, dei servizi connessi alla sicurezza ‘privata’ e via discorrendo, saranno sconvolti dall’IA.

Ora sta a noi decidere se quello ‘sconvolgimento’ debba essere declinato in positivo, cioè nel senso della piena efficienza, o in senso negativo, cioè di perdita di professionalità, forza e posti di lavoro, contratti.

L’evoluzione dei LLM e delle IA agentiche senza dubbio può rappresentare tanto una minaccia quanto un potenziale alleato fortissimo.

Una minaccia, se subite passivamente, perché possono nei fatti automatizzare in chiave ancora più efficiente i processi di gestione e garanzia della sicurezza, rendendo obsolete e inservibili vecchie figure tanto lavorative quanto aziendali.

Un alleato fortissimo, se comprese e usate consapevolmente, perché possono aumentare esponenzialmente la razionale gestione dei processi interni alle realtà aziendali (aumentando gli output quali-quantitativi, l’efficiente gestione, la razionalizzazione di costi) e fornire nuovi servizi, fino a poco tempo fa del tutto impensabili: ad esempio, sistemi di sicurezza governati da IA.

Affinché pero si rimanga in questo secondo perimetro, sono necessari accorgimenti che in certa misura devono costituire il proprium di una realtà come AssoCyber, soprattutto in un momento storico come questo in cui anche l’Italia si appresta a varare le proprie Strategie su IA e quantum computing.

  1. Innanzitutto, la centralità del momento formativo e della specializzazione, sia per il personale operativo sia per le figure imprenditoriali, affinché possano governare consapevolmente un processo di radicale trasformazione che riguarderà le loro imprese, il loro personale e i loro servizi.
     
  2. Rapporti col decisore politico e pubblico, sia in chiave euro-unitaria sia in quella italiana. La partita, ratione materiae, si gioca a Bruxelles, e solo poi a Roma. È necessario quindi sviluppare una politica organica e coerente di rappresentanza di interessi, sia in Europa che in Italia, di monitoraggio normativo e di partecipazione al processo di produzione di norme potenzialmente impattanti sul settore. Partecipare, prevenire, valutare e analizzare gli effetti e l’impatto tanto delle norme quanto dei fenomeni, prima che questi si abbattano sulle realtà produttive.
     
  3. Attività di assistenza e di consulenza per tutte quelle realtà che sembrano alla deriva in un momento storico tanto accelerato e complesso, contraddistinto da un surplus di normazione e di oneri burocratici (vale per gli oneri imposti dalla normativa cybersecurity, vale per quelli determinati dall’AI Act).
     
  4. Rafforzamento della centralità della propria presenza, mediante posizionamento strategico. Quando si registra un moto di tale portata, bisogna situarsi al centro, non alla periferia. Le periferie sono destinate, commercialmente, imprenditorialmente, ad essere spazzate via.

L’auspicio è quindi quello di poter essere parte essenziale di questo processo oggettivamente rivoluzionario, al fine di cavalcarlo e di beneficiarne, e non di finire travolti da esso.