04 marzo 2026


 Voci della sicurezza - Intervista a Luciano Basile, Consigliere di Fondazione Asfàleia 

Voci della sicurezza: le interviste ai protagonisti del settore realizzate dalla Fondazione Asfàleia

Luciano Basile: "la Fondazione potrà essere da stimolo per organizzare iniziative significative, condividere best practices tra i soggetti che hanno la sicurezza come core business e per raccontare al meglio l’importanza di questo ambito nella vita dei cittadini, così come del tessuto produttivo".

Sicurtransport aderisce a Fondazione Asfàleia
Intervista a Luciano Basile, Consigliere di Fondazione Asfàleia

Sicurtransport è la prima realtà del settore ad aver aderito uti singulo alla Fondazione Asfàleia. Le aspettative? Rafforzare la cultura della sicurezza, promuovere legalità e innovazione, condividere best practices e consolidare il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder. E un impegno corale per valorizzare il ruolo strategico della vigilanza privata a tutela di cittadini e sistema produttivo, mai come oggi sotto pressione. Di seguito l’intervista a Luciano Basile, Direttore Generale di Sicurtransport.

Siete la prima impresa ad aderire uti singulo a Fondazione Asfàleia. Quali obiettivi intendete perseguire all’interno della Fondazione e quali aspettative avete nei confronti della comunità di imprese, istituzioni e stakeholder che oggi la compongono?

Fondazione Asfàleia ha come mission quella di promuovere la cultura della sicurezza, della legalità e dell’innovazione. Sono tre ambiti pienamente ispiratori della mia attività imprenditoriale e dell’azione di Sicurtransport. E’ stato quindi naturale aderire a questa Fondazione, ispirata da una persona di valore e grande conoscitore del settore sicurezza come Luigi Gabriele. Essa potrà essere da stimolo per organizzare iniziative significative, condividere best practices tra i soggetti che hanno la sicurezza come core business e per raccontare al meglio l’importanza di questo ambito nella vita dei cittadini, così come del tessuto produttivo.

Il 2026 si è aperto con una serie di attacchi efferati al trasporto valori e il 2025 non ha risparmiato i vostri furgoni. In tutti questi casi non sono mancate letture semplificate, condite da una forte amplificazione mediatica. Qual è la vostra visione sugli standard del settore e su come questi episodi dovrebbero essere analizzati e raccontati per portare un vero contributo alla sicurezza degli operatori?

Negli ultimi mesi gli assalti ai furgoni del trasporto valori hanno mostrato un livello di organizzazione e violenza crescente, segno di una minaccia evoluta che richiede risposte altrettanto strutturate. Questi episodi, dei veri attacchi paramilitari, stanno avendo una recrudescenza preoccupante, amplificata dalle immagini e dai social che colpiscono l’opinione pubblica. Quello che deve essere compreso è che i milioni di euro del bottino non rappresentano solo un furto per chi lo subisce, ma finiscono nelle mani della criminalità organizzata, che a sua volta li utilizzerà per scopi facilmente intuibili. Ecco perché i caveux degli istituti privati, dove ormai si conservano più contanti di quanti ce ne siano in quelli delle banche, sono degli obiettivi sensibili, al pari di monumenti e palazzi istituzionali delle nostre città. Come tali vanno considerati, in un’ottica di protezione e collaborazione con le forze dell’ordine. E lo stesso vale per i furgoni portavalori, i cui percorsi devono essere il più possibile posti in sicurezza. Inoltre, l’innalzamento dei sistemi di sicurezza del trasporto valori e di tutto il comparto non può essere un costo solo degli istituti privati. La sicurezza è un investimento strategico per proteggere le persone e garantire la continuità di un servizio essenziale per il sistema economico, che andrebbe tutelato e sostenuto anche dallo Stato.

Sono da poco ripartite le trattative per il rinnovo del CCNL: quali sono le aspettative di uno dei maggiori player del settore? Cosa vorrebbe tenere del vecchio impianto e quali sono invece gli errori da non ripetere?

Sicuramente l’errore da non ripetere è quello di discutere solo di aspetti salariali, come accaduto nell’ultimo rinnovo, senza entrare nel merito degli aspetti normativi. Va delineato un quadro ampio e chiaro di tutto il settore della sicurezza, che aiuti sia i lavoratori che le aziende. Auspico che ci sia una discussione franca ed esaustiva con le parti sociali, che devono aiutare a definire il perimetro entro il quale si opera. Ad oggi va registrata molta incertezza.
L’autorità giudiziaria è spesso intervenuta in questi mesi sulle questioni salariali e contrattuali, segno che occorre fare, nella trattativa che si è aperta, dei passi più significativi. Per aziende labour intensive, come quelle del comparto sicurezza, la definizione di un contratto nazionale adeguato è essenziale. Sicurtransport ha anche dato la disponibilità di far partecipare un proprio delegato per la stesura delle nuove proposte. La nostra parola d’ordine era e rimane flessibilità.

Si stanno tirando le somme dei danni portati dal ciclone Harry in aree da voi ben presidiate. Si parla di una perdita di PIL tra lo 0,8% e l’1% nelle aree più esposte. Molte imprese, seppur assicurate, si sono scoperte vulnerabili rispetto ai danni più gravi causati dalle mareggiate. Che ruolo potrebbe avere un operatore della sicurezza privata nel promuovere politiche di business continuity? In che modo Security e Risk Management possono supportare le aziende in una valutazione continua e prospettica dei rischi?

Prima di tutto voglio esprimere la solidarietà – mia personale e di tutto il Gruppo – per quanto accaduto a Niscemi e nei territori colpiti della Sicilia e di altre zone del Mezzogiorno, dove tanti cittadini e tante aziende, dall’oggi al domani, hanno perso tutto.
Quando il Covid ha costretto il Paese al lockdown, le aziende che svolgevano servizi di pubblica utilità hanno proseguito il loro lavoro, mettendo in campo delle efficaci misure di business continuity. Tra queste c’era il comparto della sicurezza. Prevenire un problema, valutare i rischi e porvi rimedio è una delle mission del nostro settore, dove proprio la business continuity è una necessità – ed è anche giustamente controllata e verificata da tutti i nostri primari clienti. Le banche, ad esempio, hanno bisogno della garanzia che qualsiasi problema, anche catastrofale, sia gestito e superato da chi gestisce i loro valori con modelli organizzativi adeguati. Lo stesso vale per il settore IT e la cybersecurity dei nostri sistemi. Certamente il tema del Risk Management è di grande importanza per tutte le aziende: è un settore in grande diffusione su cui ancora si investe poco. È opportuno sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo produttivo, come sicuramente farà Fondazione Asfàleia, anche su questi delicati argomenti.