28 ottobre 2020


 UNIV-Federsicurezza sul quotidiano Il Tempo 

La sicurezza privata è la chiave per gestire il social distancing”. Con queste parole Anna Maria Domenici, Segretario Generale di UNIV, Unione Nazionale Imprese di Vigilanza Privata aderente a Federsicurezza-Confcommercio, sintetizza per il quotidiano Il Tempo del 28 Ottobre 2020 il ruolo cruciale della vigilanza nella gestione della crisi sanitaria in atto.

Meno chiusure, più controlli:
la vigilanza privata pronta a fare la sua parte

Non servono chiusure, ma controlli mirati. Le imprese di vigilanza e sicurezza privata hanno svolto e possono svolgere ancora un importante ruolo nel sostegno alle attività commerciali e ricreative per far rispettare il social distancing, il corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza e le norme igienico-sanitarie.”


Questo il commento all'ultimo DPCM di Anna Maria Domenici, Segretario Generale di UNIV, Unione Nazionale Imprese di Vigilanza Privata aderente a Federsicurezza-Confcommercio. “Crediamo sia dannoso, oltre che inefficace – prosegue Domenici - chiudere le attività che più hanno sofferto e investito per adeguarsi alle norme di sicurezza, anziché concentrarsi sul rispetto delle regole nei trasporti pubblici e fuori dai locali, dove realmente prolifera il contagio (non certo in ambienti sanificati e ad ingressi contingentati)”.

E per favorire una ripartenza reale e in piena sicurezza, UNIV/Federsicurezza e Confcommercio stanno mettendo in campo una soluzione concreta: una convenzione che permetta alle imprese più penalizzate dall’emergenza Covid (ristorazione, entertainment, centri sportivi e ricreativi, movida) di godere di servizi di sicurezza professionali a condizioni di favore. Una proposta che permette all'Italia che lavora di continuare a svolgere la propria attività in piena sicurezza per lavoratori e avventori.

La proposta di UNIV/Federsicurezza-Confcommercio si inquadra in una cornice particolarmente complessa per il settore sicurezza e vigilanza privata, per il quale il Coronavirus è stato un moltiplicatore di criticità, ma anche un'occasione per mostrare la qualità del lavoro che viene svolto, sfatando la narrazione distorta di pressapochismo e ignoranza diffusa che ha spesso afflitto il comparto. Un lockdown generalizzato (ed è timore diffuso che il DPCM 24 Ottobre possa essere solo il primo atto di un copione già visto) darebbe il colpo di grazia alle committenze, alimentando il rischio di insolvenze.

Se da un lato la pandemia ha fatto emergere nuovi servizi di sicurezza “sanitaria”, quali la gestione del social distancing e la rilevazione della temperatura corporea, dall'altro la campagna di demonizzazione del contante e il conseguente crollo della sua circolazione hanno avuto ripercussioni drammatiche sul trasporto e sulla contazione di valori, segmenti gestiti interamente dalle imprese della sicurezza privata (-75% tra marzo e aprile e ancora oggi in segno meno nei settori bancario e della grande distribuzione organizzata). Importanti settori della committenza sono poi stati letteralmente spazzati via. Pensiamo al turismo: per il Sud e le città d'arte il COVID è stato ed è a tutt'oggi un vero flagello. Ma pensiamo anche ai trasporti: chi è specializzato in vigilanza negli aeroporti, nei porti, nelle metropolitane e negli autobus ha fatturato zero per mesi. E il vero interrogativo è sulla fine dell'anno: solo al termine degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti, il COVID mostrerà infatti il suo vero e più lugubre volto.

“In questo scenario – prosegue Anna Maria Domenici - è davvero complesso parlare di rinnovi contrattuali, nonostante il CCNL di settore sia scaduto da 5 anni, perché nessun aumento potrà essere, nemmeno parzialmente o nel tempo, compensato da ritocchi alle tariffe”.

Il tutto nell'indifferenza non solo della politica, ma della stessa autorità tutoria, che si è espressa giusto per tutelare i propri uffici rispetto ai possibili ritardi nell'evasione delle pratiche. Il Ministero dell'Interno, infatti, durante il lockdown ha sospeso le pratiche di rinnovo e rilascio delle licenze, impedendo a diversi lavoratori di prendere servizio. Inoltre l'autorità è rimasta a guardare mentre bandi di gara blasonati aprivano a figure non qualificate, o addirittura al volontariato, per servizi che sarebbero esclusivi della vigilanza privata. Ancora più grave l'assordante silenzio in materia di antipirateria marittima: la mancata proroga del D.L. 107/2011 ha infatti a lungo impedito a molti operatori di erogare i servizi, aprendo le porte allo scippo definitivo dei contratti in un settore nel quale la concorrenza estera è molto aggressiva. “Purtroppo - prosegue Anna Maria Domenici - l'Amministrazione dell'Interno e il decisore politico continuano a considerare la sicurezza privata come figlia di una divisa minore, con briglie normative e regolamentari che aumentano i costi e impediscono di esplorare mercati che all’estero sono pane quotidiano. Perché un settore socialmente indispensabile come il nostro deve essere tassato con un'aliquota IVA ai massimi livelli? E perché si impedisce di fatto agli operatori italiani di esplorare mercati che sono invece assai floridi per la concorrenza estera?”

La proposta di UNIV è che lo Stato applichi l’IVA agevolata ai servizi di vigilanza privata, che attivi percorsi formativi per le guardie giurate in sinergia con quelli delle forze dell'ordine, permettendo alle imprese di compattare i costi e di elevare la qualità. Infine si chiede che vengano ampliati gli spazi di mercato della vigilanza privata italiana con l’apertura alla difesa della persona fisica e alla protezione dei compound militari – segmenti a tutt'oggi preclusi.